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    FEDERICO PISCIOTTA REALTÁ POP-VIRTUALE

    January 8, 2015

     

    Ha preso un po’ della cultura popular, l’ha contaminata con postille underground e applicata ad una formazione accademica di tutto rispetto. Federico Pisciotta ha così creato un ibrido pittorico tra perfezione tecnica e decadenza di segno, provocazione tallonante e familiarità delle immagini. È a ragion veduta allora che la consecutio logica delle sue immagini tende ad allentare il ritmo della propria funzionalità in un andazzo figurativo tutto dis-funzionale, là dove nulla possiede - né deve possedere - più un senso proprio e tutto sembra voler propendere al paradosso più assoluto. Di primo acchito niente cui le dinamiche espressivo-visive della seconda metà del Novecento non abbiano già abituato, considerato che terminazione paradossale (nella doppia accezione logica e percettiva) è stata un po’ tutta l’avanguardia pop, quella che ha reso le immagini - e qui s’intende davvero ogni genere d’immagine - un prodotto di oltre-consumo adatto al “consumo artistico”; o, guardando la faccenda da un’altra prospettiva, che ha caldeggiato il lato più consumistico dell’arte. Ma come una mina vagante nel côté pitto-contemporaneo più smaliziato in fatto di pop-reloaded, Pisciotta prima ha ricomposto il valore iconografico di ogni soggetto, poi ridotto in singole immagini-icona per diffondere il gusto pienamente spicy di ristretti fotogrammi post-sociali, magari anche carichi di doppi sensi politically-incorrect. Pungente quel che basta, sicuro più di quanto oggi richiederebbero certe pulsioni pop-addicted, che il nostro artista romano prende con grano salis, come ben fece decenni or sono un certo Franco Angeli, esempio italico-verace d’immaginario pop decisamente fuori dal coro. Siamo all’apoteosi di un consumismo che col virtuale allaccia ponti in numero sempre maggiore, reclutati in scene da un videogame che diventano l’ordinaria amministrazione per chi, Pisciotta compreso, siede dall’altra parte. Dello schermo come della tela. Che spingere il tasto play messo a disposizione, simbolicamente peraltro bello grande ed evidente, a questo punto sia diventato una necessità vitale?

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